Lo scafandro e la farfalla racconta il dramma che colpisce Jean Dominique, detto JeanDo, costretto alla completa paralisi a causa di un ictus, che gli lascia solo la mobilità del suo occhio sinistro con cui imparerà a comunicare.

Girato in una primissima soggettiva, riusciamo a conoscere il protagonista solo nei ricordi o nelle rare immagini in cui il suo volto deforme si riflette in qualche superficie. Nonostante la gravità della situazione, JeanDo si aggrappa alle uniche due cose che lui riconosce non paralizzate: la sua memoria e la sua immaginazione, che fuoriescono come una farfalla dal pesante scafandro del suo corpo che lui immagina inabissarsi sempre di più.

Grazie all’aiuto delle persone che ancora lo amano e lo circondano, riuscirà a donare l’opera letteraria che raccoglie i momenti della sua malattia.

DA VEDERE PERCHÉ

Il racconto tramite soggettiva suggerisce sempre grande  coinvolgimento da parte dello spettatore.

DA VEDERE CON

Mare dentro, 2004 di Alejandro Amenabar, più per il tema della paralisi e dello scrivere che per l’intento finale del film.