Il biglietto l’ho anche acquistato in anticipo.
La Fura la conoscevo solo dalle parole degli altri, l’Aida dalle parole di tutti.
Quello in cui mi sono imbattutta la sera del 18 luglio di quest’anno all’Arena di Verona è stato un felicissimo connubio tra il vecchio ed il nuovo.
La compagnia teatrale che dal 1979 calca le scene di tutto il mondo portando musica, movimento, utilizzando materiali industriali e naturali e l’applicazione di nuove tecnologie ha incontrato l’opera di Verdi.
Le emozioni sono state molte.
A dire di chi la Fura la segue da molti anni, sicuramente queste emozioni si sono ben unite ai toni dell’opera riuscendo a portare gli eccessi del loro modo di fare teatro ai regimi ed alle regole che governano da sempre il mondo della lirica.
E’ stato un successo.
I protagonisti brillavano letteralmente di luce propria, gli obelischi egizi erano due strutture metalliche altissime, la luna di Iside sorretta da una gru.
Durante la marcia trionfale i cocchi erano scooter elettrici e carrelli elevatori calcavano la scena assieme a giganteschi animali meccanici dalle movenze sinuose.
L’investitura di Ramses è stata raccontata da luci e simboli egizi infuocati ed il declino alla voce di “traditor” è stato raccontato da un palco letteralmente allagato nella pausa da una squadra di operatori che hanno utilizzatato dei potenti idranti.
La barca che “solcava” le acque del fiume e dalla quale si alzava la voce di Amnesis, è trainata da un cavo d’acciaio avvolto manualmente da uno skipper, come durante le famose regate.
La tomba costruita durante il secondo atto, si chiude sui due amanti e sul loro tragico destino, calata da una struttura metallica che prima ha sorretto una danzatrice retta da cavi d’acciaio che si muoveva di fronte alla luna di scena a parecchi metri di altezza.
L’Aida raccontata dalla Fura dels Baus è un’esperienza da non lasciarsi scappare.

Foto di copertina tratta da www.ilvelino.it