A volte quando si pensa alle attrici italiane che sono state icone di stile oltre naturalmenete a chiari esempi di spessore artistico, poco si pensa a Monica Vitti.
Nella mia gioventù tempestata di film e soprattutto di film italiani, lei conserva un ricordo splendido e vivace.
La sua voce roca e sensuale, il suo sguardo ammaliante e dolce allo stesso tempo, hanno fatto di Monica Vitti per me una donna dal fascino senza tempo.
Come dimenticare la sua interpretazione di “Amore mio aiutami” (1969) in cui la protagonista si innamora di un direttore d’orchestra.
L’amore all’inizio vive solo nella mente della protagonista, che si presenta al pubblico sempre avvolta da uno charme di donna di alta classe nell’Italia degli anni ’60.
Lo insegue fino alla fine questo amore clandestino che diventa poi più che reale, ostacolato naturalmente dal marito, un Alberto Sordi in forma smagliante che è anche regista del film.
Quest’uomo così corteggiato dovrà arrendersi ad una Monica Vitti che durante una grand soiré sulla nave da croceria che trasporta lei, il marito e l’altro indossa un abito da sera con una farfalla di paillettes ricamata sul fondoschiena.

Altro grande personaggio regalato da questa grande attrice è Assunta Patanè de “La ragazza con la pistola” (1968) con la sua lunga treccia di capelli che parte alla volta dell’Inghilterra per compiere il suo delitto d’onore e salvare così la sua dignità e quella della sua famiglia.
Film che diede la svolta alla sua carriera trasformandola da attrice drammatica ad attrice brillante ed ironica.

Oltre alla commedia italiana di Mario Monicelli, ricordiamo che Monica Vitti fu la musa nella vita come nel cinema del Maestro Michelangelo Antonioni che che insieme diedero vita a dei capolavori del cinema italiano come L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962)a fianco di Alain Delon e Deserto Rosso (1964).

Foto tratta da romacapitalenews.com