Una domenica sera di settembre io ed una mia amica decidiamo di andare a vedere l’ultimo film di Pupi Avati, ma il regista che conosco io è più da storie amare che horror e quindi non so che film aspettarmi.

Subito vengo rapita dall’ambientazione che mi piace tantissimo, la storia si svolge in quella parte della Laguna Veneta sconosciuta ai più che qui diventa terra di fantasmi.

I primi minuti del film mi pietrificano dalla paura: era da quando avevo dieci anni che non mi coprivo gli occhi con le mani! Gli ingredienti ci sono tutti: uno spettrale Lio Piccolo, la morte sospetta di un giovane ragazzo, i preti, gli incantesimi, i riti ed ovviamente il diavolo, che qui viene chiamato con rispetto “Signor Diavolo”. Viene incaricato delle indagini un giovanotto sprovveduto che viene dalla capitale e si trova a dover fare i conti con una terra inospitale che fa di tutto per celare i propri segreti.

Nei giorni successivi, camminando tra le colline della mia valle, mi sono ritrovata spesso a pensare a questo film con un leggero timore  addosso, aspettandomi di ritrovare dietro a qualche angolo il “Signor Diavolo”.

Una felicemente terrorizzata cinecasalinga.

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