Con questo film si apre per me la seconda serata di Venezia 76 e l’atmosfera al mio arrivo è molto più tranquilla della sera precedente. Cosa non riesci a fare tu, Brad!

 

I protagonisti ci sono tutti, a parte ovviamente il regista che oltre ad aver fatto nascere una polemica con la presidente della giuria temo abbia ancora in sospeso la sua bega con gli USA. Il più inaspettatamente carico è Barbareschi, nel ruolo di produttore, che arriva in sala con una Kippah ebraica che mi fa porre delle domande tra me e me.

Il film è ambientato alla fine dell‘800 e parla di un soldato ebreo ingiustamente accusato di alto tradimento, interpretato da un Louis Garrel irriconoscibile. Le indagini sono in capo a un Jean Dujardin molto bravo e che si sa muovere in modo armonico anche accarezzandosi i baffi. Il film per la prima parte non scorre proprio in modo snello, tutte le ricerche, tutti i papier danno un senso di pesantezza quasi fisica. Nella seconda parte c’è un risveglio grazie alla vicenda della famosa pubblicazione di Emile Zolà. La protagonista femminile, Emanuelle Seigner, non è mai stata a parer mio una che lascia il segno sul set e anche stavolta mi conferma questo suo recitare sempre un po’ laconico e inafferrabile.

Lascio la sala comunque soddisfatta e comincio a capire come mai a volte i francesi non stanno proprio proprio simpatici a tutti!

Film da ricordare soprattutto per l’ambientazione ed i costumi.

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