Il titolo originale è ” Ford vs Ferrari”, un titolo che sottolinea una sfida. Ma la vera sfida raccontata in questo film a parer mio è su di un piano diverso. Almeno questo è ciò che ho portato con me all’uscita dalla sala.

Matt Damon e Christian Bale interpretano una coppia di piloti negli anni ’60, dove uno dei due è stato costretto a lasciare il proprio sogno mentre l’altro sembra ormai troppo vecchio per poter raggiungere il suo. Entrambi aspirano a quel momento che solo un pilota conosce, quello in cui “raggiungi i 7000 giri al minuto e l’auto comincia a perdere peso” e loro si riscoprono solo corpi che si muovono nello spazio e nel tempo. Quel luogo dove il pilota raggiunge la felicità nell’annullarsi. 

La velocità.

La curva perfetta.

Il giro perfetto.

Le ossessioni dei piloti, quei piloti che sanno mantenersi puri.

La parola “puro” è quella che mi ha colpito di più. Questo aggettivo che rende i nostri protagonisti diversi dalla massa di colletti bianchi che governano la mastodontica fabbrica di automobili, in cui non c’è spazio per chi non vuole conformarsi. Quei puri di cuore che riceveranno la propria ricompensa solo nel regno dei cieli perché sembra che qui a volte non ci sia posto per la poesia.

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