In questi giorni ho avuto modo di stare più in contatto con divano e telecomando e ho deciso per una full immersion in questa serie inglese di produzione Netflix, dove una banda di Birmingham, chiamati appunto i Peaky Blinders, spadroneggia in un’Inghilterra che si è appena riavviata alla vita dopo la Grande Guerra.

La banda è capeggiata da Thomas Shelby, un Cillian Murphy straordinario, non posso che dire questo! Forte e magnetico, riesce ad essere malvagio in modo singolare.

Ogni serie è composta da sei episodi di circa un’ora e nel giro di pochi giorni sono già arrivata a vederne le prime quattro, in attesa di gustarmi con calma la quinta rilasciata da poco.

Nelle prima serie siamo nella loro città natale e Tom è un delinquente locale contornato dalla sua famiglia, di origini zingare, che è dedita alle scommesse illegali sui cavalli. I suoi due fratelli, Arthur e John, sono sempre al suo fianco e si battono per lui come se fossero un solo uomo ma la Grande Guerra, che tutti e tre hanno combattuto, non li abbandona mai. Non li abbandona mai neanche la loro zia Polly, una donna molto forte che rivendica con coraggio il suo influente ruolo in famiglia.

Nella seconda serie, tra le lotte di quartiere, si inserisce un ebreo non proprio ortodosso dedito principalmente alla produzione illegale di alcolici ben interpretato da Tom Hardy. Hardy sa dare un taglio particolare a questo personaggio evidenziando le sue debolezze (ha il viso sempre più invaso da una malattia della pelle) ma che sa sempre tirar fuori l’animale furioso che vive in lui.

Nella terza serie, gli Shelby hanno sbancato e si sono portati ad un livello più alto, sia nella borghesia, sia nella malavita e si ritrovano a dover combattere con Russi e Odd fellows. Questa è l’unica delle quattro serie che ho visto finora a non meritare proprio un elogio, in quanto la storia si inerpica in situazioni poco verosimili, ma il salvatore della patria è sempre il nostro caro Cillian che si dimostra in ogni singolo episodio talmente coinvolgente da essere ipnotico. 

Nella quarta serie spunta un Adrien Brody che ben si cala nei panni di un mafioso di origini siciliane, arrivato dagli Stati Uniti per vendicare la sua famiglia. Qui i nemici di un tempo, quelli della strada, sembrano raggiungere il nostro Tom anche dietro la scrivania in cui si era rifugiato, con l’illusione di aver del tutto abbandonato i vicoli di Birmingham

I Peaky Blinders mi ricordano i giovani delinquenti di C’era una volta in America, uno dei film che amo di più, resi più attuali con tecniche slow motion e musiche moderne. Mi chiedo solo se il personaggio di Tom si evolverà come Max nel film di Leone, perchè temo che un po’ quella trasformazione sia già iniziata.

Aspettando la quinta stagione, la cinecasalinga.

Image: La Settima Arte – https://images.app.goo.gl/wx7Pr3ier7NyyAs48