Non avevo ancora visionato i contenuti della piattaforma ma devo ammettere che il primo appuntamento ha stuzzicato un degno interesse

Il focus narrativo di questa serie televisiva è il Me Too, un  movimento che ha sconvolto quello che era lo status quo del mondo dello spettacolo, fatto di collusione, di omertà e di abusi di potere, perpetrati su persone che sono state costrette a scegliere tra gli ammiccamenti dei loro capi e gli avanzamenti di carriera. Un argomento spinoso, non facile da trattare che sicuramente non accomuna gli animi sotto un’unica voce in difesa della vittime, poichè quando si è dentro al sistema è difficile alzare la testa.

La serie è di un’estetica ed una regia curatissime, un dispendio di inquadrature e messe in scena degne di un film di alto livello. Al giorno d’oggi troviamo molta definizione e attenzione in questo tipo di prodotti che un tempo invece erano considerati di secondo piano rispetto alle produzioni cinematografiche più blasonate. Ancora una volta il cinema muore ma rinasce dalle sue stesse ceneri, offrendoci argomenti su cui riflettere e raccontati in modo elegante e condivisibile.

Alex, uno dei personaggi principali, è proprio una donna che ha dovuto prendere atto che per anni ha girato la testa da un’altra parte, contribuendo a far avanzare quello che era stato un costume del mondo dello spettacolo.

Bradley è invece l’altra donna che trascinerà Alex alla consapevolezza del proprio ruolo. Capirà suo malgrado che l’ostinata ricerca della verità non porta pace e giustizia per tutti, ma dovrà arrivare fino in fondo affinchè il fine ultimo sia portato a compimento.

Mitch è il mostro, l’abusatore che riconosce solo negli altri il molestatore ma non ammette con nessuno, tanto meno con se stesso, quanto le sue azioni pesino sulla vita degli altri.

Un Golden Globe per Jennifer Aniston che qui interpreta Alex, ottimamente supportata da Reese Whiterspoon (Bradley) e Steve Carrel (Mitch) che donano sempre delle interpretazioni sopra le righe.

Un storia che merita di essere raccontata, anche se l’happy end della rivalsa del giornalismo vero sul sistema corrotto ha un sapore utopistico che lascia un po’ l’amaro in bocca.

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