In questo strano momento in cui la vita prosegue tra quarantene e parassiti, in cui una bolla sembra aver assorbito il fluire del quotidiano, cerco disperatamente una serie che mi appassioni, visto che ultimamente le delusioni hanno superato le soddisfazioni.

Capita così che durante l’ennesimo pomeriggio sul divano con mia figlia, mi imbatto in “I’m not okay with this” scritta dall’autore di “The end of the fucking world” e prodotta dai produttori di “Stranger Things” e mi sento subito coinvolta.

L’ambientazione sembra vintage ma non c’è una vera collocazione temporale, sono tecniche che ultimamente si usano e devo ammettere che le apprezzo molto. Al giorno d’oggi l’estetica tocca punte molto alte, ma qui c’è anche una storia appassionante che regge bene e, anche se il target è da teen, risulta avvincente anche per noi adulti. La protagonista, Sydney, è una diciassettenne che ha appena perso il padre e cerca di cavarsela in una cittadina americana di provincia, dove anche i brufoli sulle cosce diventano una cosa da tenere nel più profondo pozzo dei segreti. Dentro di sé ha qualcosa di incontrollabile che cresce a dismisura e a volte esplode. Ma lo spettatore capisce presto che non sono delle semplici crisi isteriche ormonali. Vicino a lei un innamorato Stanley che si destreggia tra l’essere affascinante e imbranato e Dina, un’amica speciale dal fascino acerbo.

Le puntate sono solo sette da venti minuti ciascuna ed in un pomeriggio abbiamo già visto un’intera stagione. Sydney, Stanley e Dina ci hanno conquistato e ci aspettiamo presto una risposta ad un finale apertissimo.

Da vedere!!!

Image: Smemoranda – https://images.app.goo.gl/b15zSw4BRDNPqYsV7